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September 30
Da quel verde, mestamente pertinace tra le foglie Gialle e rosse de l'acacia, senza vento una si toglie: E con fremito leggero Par che passi un'anima. Velo argenteo par la nebbia su 'l ruscello che gorgoglia, Tra la nebbia nel ruscello cade a perdersi la foglia. Che sospira il cimitero, Da' cipressi, fievole? Improvviso rompe il sole sopra l'umido mattino, Navigando tra le bianche nubi l'aere azzurrino: Si rallegra il bosco austero Già nel verno prèsago. A me, prima che l'inverno stringa pur l'anima mia Il tuo riso, o sacra luce, o divina poesia! Il tuo canto, o padre Omero, Pria che l'ombra avvolgami! (Giosuè Carducci) September 29 Bologna - Il Tanque del Trionfo! Il Carrarmato dei desideri. "Tanque schon" German! Il Napoli ringrazia Denis e si porta via tutto quello che si poteva prendere dal Dall'Ara. Il decimo risultato utile consecutivo stagionale, la terza vittoria in campionato, la seconda consecutiva in quattro giorni ed il gol di "Benvenuto in Italia" per Gustavo German Denis al suo battesimo da goleador in campionato. Decide lui, al minuto 87. Il Carrarmato seppellisce tutta la difesa bolognese e stacca di testa il biglietto per il Paradiso. Quando a Bologna sta già tramontando il sole. L'argentino gioca poco più di venti minuti entrando dalla panchina nel finale per tentare l'assalto alle due Torri bolognesi. La mossa vincente, la forza del coraggio, lo splendore della magia. E sono 10! Il Napoli se ne va per conto suo. Ha segnato il "tedesco" argentino che di nome fa pure German. Nel confine teutonico si ringrazia con Danke schon, dalle nostre parti da oggi si pronuncia "Tanque schon". Grazie mille German. Grazie mille Napoli!Napoli che sorpresa ! E vero che siamo forti !!!!
 Devo dire che il testo di questa nuova canzone dei Verve è davvero bello, cosa ne pensate ??
quei piedi, nei tempi moderni,cammineranno su suole fatte in cina? Attraverso i luminosi prosaici centri commerciali ed i lunghissimi corridoi
siamo ciechi – possiamo vedere? Siamo un tutt’uno, incompleto siamo ciechi – in città? Aspettiamo il fulmine che ci salvi, si perche l’amore è rumore, l’amore è dolore l’amore sono questi blues che sto cantando ancora
perche l’amore è rumore, l’amore è dolore l’amore sono questi blues che sto cantando ancora ancora
quei piedi, nei tempi moderni, capiranno la condanna di questo mondo? Riconosceranno la giusta rabbia? Capiranno la dipendenza di questo mondo?
Ero cieco - non potevo vedere cio che era proprio qui in me ero cieco – insicuro sentivo che la strada era troppo lunga,si perche l’amore è rumore, l’amore è dolore l’amore sono questi blues che sto cantando ancora
tutti quei piedi, nei tempi moderni camminano su suole fatte in cina vedranno quei piedi , nei piedi moderni, gli scintillanti centri commerciali riconosceranno quei piedi , nei tempi moderni il pesante fardello quei piedi, nei tempi moderni perdoneranno i miei peccati l’amore è rumore
September 25 53 Anni fa' nasceva colui che è diventato in assuluto il n° 1 di tutti i BluesMan. Auguri Adelmo !!!!!  September 14 
La storia
- Piedigrotta è una delle feste più antiche di Napoli.
La più tumultuosa, gioconda e pittoresca delle feste popolari napoletane.
Le sue radici risalgono ai baccanali erotici che si celebravano nella Cripta Neapolitana, di notte, intorno al simulacro del dio Priapo. Una volta cristianizzato il culto, l’antica cappella pagana fu sostituita dal Santuario di Piedigrotta.
Nella chiesa fu posta la statua della Vergine che, secondo la leggenda, fu trovata seguendo le indicazioni date in sogno, dalla Madonna stessa, a tre differenti persone, l’8 settembre del 1353. E proprio quella statua divenne fulcro di un culto religioso molto sentito, tanto dal popolo quanto dai regnanti delle diverse dinastie, che fecero di quella chiesa ai piedi della grotta una meta costante di visite, cortei e cavalcate.
A cominciare dagli Angioini e dagli Aragonesi fino ad arrivare ai Borboni. Proprio con i Borboni, la Piedigrotta raggiunse fulgore regale e ufficialità, con la sua "Parata di Piedigrotta" alla quale partecipavano anche dignitari del regno (e talvolta gli stessi regnanti), corpi militari in parata, pellegrini e delegazioni di paesi vicini. Fu il Seicento, comunque, il secolo d’avvio ufficiale della festa. In questo periodo si sviluppò la pratica religiosa dei nove sabato di Santa Maria di Piedigrotta. Gruppi di devoti arrivavano a Napoli in pellegrinaggio. Tanti a piedi, scalzi, per chiedere un miracolo o per grazia ricevuta: donne desiderose di trovare marito o restare incinte, madri preoccupate per i propri figli lontani in mare, marinai grati per i pericoli scampati.
Per i primi anni la festa si celebrava nella grotta, in seguito anche nella villa comunale. Si pregava, si mangiava, si cantava, si ballava. La Piedigrotta divenne un inno alla vita prima dell’arrivo dell’inverno. Nell’Ottocento, dopo la caduta dei Borbone, dalla festa scomparvero le sfilate militari che per circa due secoli ne avevano disegnato il profilo “civile”.
La Piedigrotta continuò con il pellegrinaggio religioso, i giochi pirotecnici da terra e da mare, le luminarie, le bancarelle. E anche quando le autorità ne decretarono la sospensione per il pericolo di un’epidemia di colera, la Madonna di Piedigrotta seguitò ad essere festeggiata, in maniera spontanea, da lazzari, borghesi e nobili. Nel 1835 prese forma la Piedigrotta canora, vero trampolino di lancio per la melodia partenopea. Il ritornello della canzone “Io te voglio bbene assaje” diventò la colonna sonora del Regno, le note di “Fenesta vascia” e “Michelemmà”, insieme a tante altre, salparono dal Golfo per approdare in America e in Australia.
“ ‘O Sole mio” (Piedigrotta, 1898) diventò la canzone più popolare in città, e da lì si diffuse, superando qualsiasi confine geografico e temporale. Negli anni Sessanta venne ideato il popolarissimo Festival della canzone napoletana. Di lì a poco sarebbe iniziato il declino di una tradizione popolare che ha attraversato i secoli… September 13
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che
fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia
aiutare; chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o
della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non
risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere
vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto
di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza portera' al raggiungimento di una
splendida felicita'.
P. Neruda . Buon fine settimana a tutti
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